FLEBOTERAPIA RIGENERATIVA

T.R.A.P.

 

L’evoluzione nel trattamento dell’insufficienza venosa cronica e delle vene varicose.

 

 

Le vene sono vasi sanguigni che portano il sangue dalle varie parti del corpo all’atrio destro del cuore. A differenza delle arterie, la loro parete non possiede uno strato muscolare molto sviluppato quindi, quando viene sottoposta ad una maggiore pressione del sangue per aumentato transito o rallentato flusso, la vena tende a dilatarsi per rilasciamento della parete. Questo processo può essere contrastato dai muscoli che circondano le vene (pompa muscolare) e dalla presenza di valvole che impediscono un ritorno venoso e rendono unidirezionale il flusso. Quando la dilatazione rimane costante si parla di vene varicose.

 

Definizione: le varici sono vene dilatate che spesso assumono andamento tortuoso e che perdono la loro specifica funzione. Clinicamente ne consegue un evidente difetto estetico, con formazione di cordoni bluastri tortuosi o reticoli venosi più o meno visibili (capillari), ed una sindrome funzionale, con senso di peso alle gambe, gonfiore alle caviglie ed ai piedi, alterazioni trofiche della pelle che appare secca e lucida fino all'ulcera varicosa.

La reale causa di tale dilatazione venosa non è stata ancora stabilita con certezza.

 

Si ipotizzano due meccanismi patogenetici:

a)     degenerazione delle valvole venose, con perdita della loro continenza e conseguente reflusso e stasi venosa. Tale stasi si traduce in un aumento della pressione endoluminale e progressiva dilatazione del vaso.

b)     debolezza congenita della parete venosa, con progressiva dilatazione del vaso, anche se sottoposto a regimi pressori normali e con valvole venose perfettamente funzionanti. A tale dilatazione segue una inefficienza degli apparati valvolari ed un aumento di capacitanza (capacità di raccogliere il sangue) del distretto venoso con aumento della pressione venosa locale ed ulteriore stimolo allo sfiancamento del vaso, attuando un circolo vizioso.

 

La prima ipotesi (degenerazione valvolare) sembra oggi difficilmente sostenibile.

 

L'ecocolordoppler ha permesso di evidenziare come si possano formare vene varicose anche quando si hanno valvole venose perfettamente funzionanti. Inoltre, si è visto che qualora una vena safena sana (la principale vena del circolo superficiale della gamba) venga usata come protesi in un by pass arterioso, privata di tutte le sue valvole e sottoposta ad un nuovo regime pressorio notevolmente elevato, non subisca necessariamente degenerazioni varicose.

 

Il secondo meccanismo patogenetico (debolezza primitiva della parete venosa) sembra più plausibile.

 

Si è osservato come la struttura della parete delle vena varicosa ha una minore quantità di collageno ed elastina rispetto alla parete venosa normale. Tale alterazione strutturale determina una ridotta resistenza allo sfiancamento del vaso, con progressiva dilatazione e perdita funzionale.  La condizione è definibile come uno stato meiopragico del tessuto elastico venoso che colpisce tutti i distretti, superficiali e profondi, sul quale interverrebbero dei fattori di rischio favorenti come l’ortostatismo, la gravidanza, l’obesità, la stipsi.

 

La fleboterapia rigenerativa (TRAP) trova il suo fondamento su tale meccanismo patogenetico, con l’intento di ripristinare la continenza e la funzione del distretto venoso rinforzando la parete del vaso. Intervenendo pertanto sulla causa della patologia venosa e non sull'effetto (formazione di varici e telancectasie).

 

Le opzione chirurgiche (stripping della safena o varicectomia) o la scleroterapia (sclerosanti) hanno l’obiettivo di rimuovere od escludere mediante trombosi chimica esclusivamente il vaso malato, ne consegue una ridistribuzione del flusso ematico e pressorio in altri distretti con molto probabile formazione di recidive varicose o inestetiche reti capillari cutanee.

 

La fleboterapia, invece, si propone di curare non solo il vaso malato riportandolo all’efficienza iniziale, ma tutto il distretto venoso periferico, superficiale e profondo, normalizzando il flusso ematico e riducendone il regime pressorio all’interno dei vasi,  ostacolando pertanto l’insorgenza di recidive. La TRAP agisce pertanto sulla causa (stato di debolezza primitiva della parete vasale) e non solo sull’effetto (formazione di varici e telancectasie) come avviene invece con il trattamento chirurgico o scleroterapico Per ottenere tale scopo si adopera una soluzione alcalina di salicilato di sodio a concentrazione non sclerosante, definita soluzione “rigenerativa”. Tale soluzione determina, sui vasi di grosse dimensioni, un ispessimento della parete vasale con parziale fibrosi parietale e mantenimento della componente elastica; sui vasi di calibro minore, privi di fibre elastiche, una fibrosi con irrigidimento del vaso e maggior resistenza allo sfiancamento. Ne consegue il ripristino del giusto calibro dei vasi e la corretta emodinamica del flusso venoso, con miglioramento sino alla scomparsa degli inestetismi cutanei e dei sintomi correlabili all’insufficienza venosa. La soluzione viene iniettata mediante puntura con un ago molto fine in tutti i vasi visibili (dilatati e non) ed in quelli evidenziabili con un apposito strumento che generando un intenso fascio di luce mette in evidenza i vasi del derma profondo (transilluminazione cutanea).

 

 

Sottolineiamo nuovamente come sia fondamentale trattare tutte le vene su tutte le superfici dell’arto inferiore, partendo dal piede, indipendentemente dal loro stato di malattia e dalla loro visibilità, in quanto la patologia varicosa nasce da una debolezza primitiva della parete di tutti i vasi. Trattare solamente le vene già dilatate significherebbe curare in modo non completo la malattia con comparsa di possibili recidive (formazione di nuove varici o rete di capillari) e permanenza dei sintomi.

Il trattamento non è definitivo nel senso che ostacolerà per sempre la ricomparsa della malattia capillare o delle varici, perchè non è possibile contrastare per sempre i meccanismi degenerativi dell'involuzione senile, ma ne ostacolerà efficaciemente a lungo termine le recidive, necessitando eventualmente di saltuari richiami nel tempo.

 

 

          Risoluzione delle telangectasie già dopo n.2 sedute di fleboterapia.               

 

 

 

Quadro di insufficienza venosa avanzato. Netto miglioramento clinico dopo fleboterapia.

 

 

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